L’osteopatia viscerale è una modalità di trattamento manuale che l’osteopata utilizza per incrementare la mobilità del sistema muscolo-scheletrico tramite le connessioni del tessuto connettivo che “legano” gli organi in una sorta di catena viscerale al contenente muscolare.
Uno dei concetti chiave dell’osteopatia è che “la vita è movimento”(A.T.Still), per cui ogni costrizione parziale o totale è alla base della patologia. Allo stesso modo l’assunto osteopatico “l’arteria è suprema” indica che lo stato di salute è direttamente collegato al buona circolazione sanguigna.
Un’altro concetto fondamentale dell’osteopatia è che il corpo è unità, quindi parlare del sistema muscolo-scheletrico, dei visceri, degli organi interni, del sistema nervoso, della circolazione sanguigna deve essere un tutt’uno perché tutto è collegato.
L’osteopata con il trattamento manuale avrà il compito di rompere i circoli viziosi che si sono creati nel corpo inducendo lo stesso al processo di autoguarigione.
Definizione dell’Osteopatia viscerale
L’osteopatia viscerale attraverso le tecniche manuali lavora sugli organi interni inducendo la stimolazione dello stesso.
Il presupposto da cui partire è infatti il movimento fisiologico degli organi o visceri che in buona salute possono eseguire tre diversi tipi di movimenti:
- motricità: è il movimento passivo degli organi indotto dall’attività del sistema muscolo-scheletrico e da tutti i movimenti del corpo nello spazio che è sotto il controllo del sistema nervoso somatico (es la flessione del tronco in avanti).
- mobilità: che rappresenta il movimento autonomo degli organi, che ha impatto sia diretto che indiretto sugli stessi, e comprende il movimento diaframmatico, cardiaco, peristaltico. È sotto il controllo del sistema nervoso autonomo.
- motilità fisiologica, ossia la possibilità intrinseca dell’organo di muoversi (non è altro che l’estensione del ritmo cranio sacrale).
Un indebolimento dell’organo può essere legato invece a delle possibili limitazioni, aderenze o struttura del tessuto, quindi problemi di natura meccanica.
L’osteopatia viscerale lavora dunque sul miglioramento della funzione di un organo cercando di “liberarlo” e ristabilendo il suo movimento fisiologico.
Dalle catene muscolari alle catene viscerali
In tutti i miei articoli mi piace parlare sempre di catene muscolari, una sorta di organizzazione muscolare che deriva da un’osservazione globale del soggetto per capire la meccanica del corpo umano in termini di statica, dinamica e , all’occorrenza le strategie di “compensazione”, cioè le soluzioni di auto-regolazione alle quali si ricorre in caso di disfunzione.


Quindi partendo da un’analisi globale del soggetto per capire le sue problematiche (dolori, fastidi, squilibri della postura), non basta osservare e valutare le catene muscolo-scheletriche ma bisogna considerare in modo altrettanto importante la catena viscerale.

Potremmo dire che la catena viscerale è un complemento della catena muscolo-scheletrica e le relazioni che esistono tra il contenuto viscerale ed il contenente muscolo-scheletrico sono intime: queste condizionano non solo la statica, ma anche ogni dinamica del gesto e, di rimando, ogni nostra funzione viscerale (continuità tessutale).
I principi dell’osteopatia viscerale
La manipolazione viscerale in osteopatia serve a ripristinare la motilità e la mobilità di un organo usando delle forze specifiche attraverso il trattamento manuale.
Si parla di disfunzione viscerale quando viene perturbata l’omeostasi a livello di uno o più organi, legata ad uno stress traumatico, posturale, alimentare o psicologico. L’osteopata fornisce uno stimolo al quale il corpo risponde “autocorreggendosi”. Questo attraverso diverse tecniche fasciali, per esempio quelle dirette, indirette o le tecniche di induzione che restaurano l’elasticità tessutale per ristabilire e mantenere l’omeostasi temporaneamente perduta (normalizzazione).

Bisogna ricordare che dopo il trattamento Osteopatico il corpo ha bisogno di un tempo variabile di riposo affinché possa elaborare le nuove informazioni impartite attraverso le tecniche eseguite nel trattamento manuale.
Muscolo diaframma: il motore viscerale

Quando si parla dei visceri è inevitabile ricordare l’importanza del muscolo diaframma denominato anche il motore viscerale. Ricordando la sua anatomia, esso è un muscolo formato da due cupole che separano la cavità toracica, dove sono collocati cuore, polmoni e parte dell’esofago dalla cavità addominale con all’interno tutti i suoi organi digestivi. Con il suo movimento di inspirazione (discesa) ed espirazione (risalita), il muscolo diaframma equilibra costantemente le pressioni intra-toraciche ed intra-addominali, quindi da qui l’importanza della buona funzionalità di quest’ultimo e del suo trattamento da parte dell’osteopata.

Per approfondimenti sul diaframma vi rimando ad articoli precedenti che troverete su questo link: https://osteopataaroma.com/il-diaframma-e-il-mal-di-schiena/, https://osteopataaroma.com/postura-facile-2-il-respiro/.
Che cosa “lega” i visceri e i muscoli?

Per capire l’effettiva presenza di una catena viscerale, bisogna entrare un pò più nel dettaglio in una descrizione dell’anatomia addominale e pelvica. Per dimostrare la continuità vera e propria tra il livello viscerale e quello muscolo-scheletrico, si deve introdurre il peritoneo, che come indica la sua origine etimologica greca (periteinõ) è quello che “si distende intorno”: in altri termini, tappezza la cavità addominale in toto.
Il peritoneo
Quindi potremmo dire che il peritoneo è una sorta di “fascia”(termine che viene utilizzato molto in osteopatia) che funge da intermediario ,suscettibile di assicurare una vera e propria continuità tra il contenuto viscerale e il contenente muscolare.

Possiamo distinguere vari tipi di peritoneo:
- peritoneo viscerale che riveste la faccia superficiale dei visceri addominali e rimane strettamente adeso a questi organi che si trovano nella cavità peritoneale formando un sistema continuo e contiguo (stomaco, la prima parte del duodeno, digiuno e ileo del tenue, milza, fegato e colecisti, cieco ed appendice, colon traverso e sigmoideo);
- peritoneo parietale (foglietto esterno che vedremo nel dettaglio dopo);
- mesi (mezzi di fissità degli organi che ancorano questi al peritoneo parietale e inguainano i peduncoli vascolo-nervosi);
- epiploon connessioni tra organo e organo (piccolo e grande omento) che contengono uno o più peduncoli e legamenti (non inguainano nessun peduncolo),
che fanno parte di una stessa membrana continua dappertutto e che limita una cavità virtuale: la cavità peritoneale.

Nella cavità peritoneale si trovano i visceri digestivi e numerose pliche peritoneali. Il peritoneo forma un sacco interamente chiuso la cui faccia superficiale parietale si fonde con la parete muscolo aponeurotica della cavità addominale e pelvica e la faccia viscerale diventa parte integrante della parete superficiale dell’organo.
Il contenitore muscolo-scheletrico che contiene i visceri
L’elemento chiave che trasmette il trattamento manuale viscerale (osteopatia viscerale) è la “fascia”.

Abbiamo visto nel precedente capitolo che l’elemento che unisce la faccia interna delle pareti muscolo-aponeurotiche (il contenitore) è il peritoneo parietale. Inoltre tra il peritoneo parietale e la parete muscolo-scheletrica, esiste uno strato cellulare denominato fascia propria che lega solitamente il peritoneo alla parete muscolare.
Già da questa descrizione possiamo capire come qualsiasi tensione viscerale (colite, fegato ingrossato, calcoli biliari, gastrite, colite ,ecc.) attraverso la fascia si trasmetta a tutta la struttura muscolo-scheletrica e di conseguenza possa modificare la postura.
Le pareti della cavità addominale
Vediamo meglio nel dettaglio le superfici dove si applica l’osteopatia viscerale ovvero le pareti che formano la cavità addominale rivestite dal peritoneo parietale esterno.

Se ci poniamo all’interno della cavità addominale possiamo considerare le differenti pareti aponeurotiche e muscolari che la delimitano alle quali è connesso il peritoneo.
Distinguiamo quattro pareti:
- la parete superiore dell’addome
- la parete anteriore-laterale dell’addome (2)
- la parete posteriore dell’addome
- la parete inferiore dell’addome o pavimento della cavità addominale.
Vediamo nel dettaglio la muscolatura ,le fasce e le ossa che delimitano queste pareti.
Parete superiore dell’addome

È costituita dalla faccia inferiore del muscolo diaframma , quest’ultima è ricoperta dalla fascia diaframmatica. Perciò il peritoneo parietale superiore prende il nome di peritoneo parietale diaframmatico e aderisce alla fascia diaframmatica. Quindi appartiene al sistema viscerale e intrattiene una relazione diretta, con il fegato diventando legamento falciforme e legamento coronario dello stesso e con il peritoneo parietale anteriore.
Parete anteriore e laterale dell’addome
È una parete formata dall’insieme dei muscoli addominali che sono:
- muscolo trasverso dell’addome,
- muscolo obliquo interno,
- muscolo obliquo esterno,
- muscolo piramidale,
- muscolo grande retto dell’addome.

Le aponeurosi o fasce dei diversi muscoli si prolungano in avanti e si incrociano tra loro a formare sulla linea mediana quella che si chiama la linea alba.
Bisogna rimarcare l’importanza fondamentale della linea alba relativamente all’organizzazione statica della catena viscerale; in effetti, è proprio su questa catena che si pone la statica generale del paziente e nei casi di diastasi dei retti (dove avviene uno “scollamento” separazione della linea alba) si verifica il problema della mancata tenuta del corsetto muscolare importante per la statica e per prevenire il mal di schiena.

La parete antero-laterale dell’addome è inoltre rivestita in profondità da un piano fibroso suddiviso in tre tipi di “rivestimenti” interposti dall’esterno verso l’interno:
- fascia trasversalis: è un aponeurosi di rivestimento, che come una panciera ,ricopre la faccia profonda del muscolo trasverso;
- fascia peritoneale: è un tessuto cellulare che ricopre il peritoneo parietale e si differenzia difficilmente dalla fascia trasversalis;
- peritoneo parietale anteriore (PPA): ricopre la faccia profonda antero-laterale dell’addome, distinguendosi in una parte sopra l’ombelico (diretto collegamento attraverso il legamento rotondo e falciforme con il fegato) e una parte sotto l’ombelico che presenta tre pliche (mediana com legamento uraco, due ombelicali laterali che sono in intima relazione con il sistema viscerale del piccolo bacino).
Sottolineo l’importanza della zona ombelicale, dove si crea un ispessimento tra il peritoneo parietale anteriore (PPA) e la fascia trasversalis mettendo in diretta relazione la parete addominale muscolare con il peritoneo parietale anteriore viscerale.
L’anello inguinale profondo come ingresso nel canale inguinale (che nell’ontogenesi serve alla discesa del testicolo),costituisce un punto strutturale debole nella parete addominale attraverso il quale possono passare le ernie inguinali.
Parete posteriore dell’addome
La parete posteriore dell’addome è formata da muscoli:
- diaframma con i pilastri sinistro e destro,
- muscoli psoas iliaci,rivestiti con una guaina unica dalla fascia iliaca,
- muscoli quadrato dei lombi rivestiti dall’aponeurosi che trova il suo punto di attacco a livello delle apofisi trasverse delle vertebre lombari,
- l’aponeurosi del muscolo trasverso che si fissa sull’apofisi trasversa della vertebra dorsale D12 e sulle vertebre lombari.

Come per la parete antero-laterale dell’addome, anche la parete posteriore dell’addome è rivestita dal peritoneo parietale posteriore (PPP) che ricopre alcuni organi importanti.
La suddivisione degli organi intra ed extra peritoneali è riportata qui nella tabella sottostante.

A livello della parte anteriore, il peritoneo parietale posteriore si prolunga con delle pliche:

- il meso-colon trasverso, che prolungandosi con il peritoneo viscerale del colon trasverso, divide la regione addominale in due settori, uno sovra-mesocolico e uno sotto-mesocolico;
- il mesentere, che non è altro che il prolungamento del peritoneo parietale posteriore con il peritoneo viscerale delle anse dell’intestino tenue;
- il meso-sigmoide, che corrisponde al prolungamento del peritoneo parietale posteriore con il peritoneo viscerale del sigmoide ,tratto finale dell’intestino crasso.



Parete inferiore della cavità addominale
Il pavimento della cavità addominale, non è muscolare, ma è formato dal distretto superiore del piccolo bacino che prende il nome di peritoneo parietale pelvico. Esso poggia sugli organi del bacino da cui è separato uno spazio cellulare (spazio sub-peritoneale).

Esso ricopre:
- vescica (faccia superiore e laterale),
- utero nella donna,
- retto (facce laterali e anteriore).
Il peritoneo parietale pelvico, si prolunga indietro con il peritoneo parietale posteriore.

L’importanza del peritoneo nell’osteopatia viscerale
L’osteopata viscerale attraverso il trattamento manuale agisce sul peritoneo, su tutte le pliche che lo collegano agli organi e poi gli organi a loro volta collegati alle pareti muscolo scheletriche del tronco.
Possiamo valutare l’importanza del peritoneo considerando la varietà e il numero delle sue proprietà. Esaminiamo nel dettaglio ciascuna delle proprietà.
Proprietà meccaniche
Sospensione
Il peritoneo è un tessuto connettivo che ha il ruolo di sospensione degli organi nella cavità addominale. In poche parole li “attacca” alle varie pareti: i legamenti detti sospensori legano gli organi pesanti sotto il diaframma, alla faccia inferiore del suo centro frenico. Ma non è una vera e propria sospensione altrimenti si avrebbe un’inversione della cupola diaframmatica e impossibilità di respirare.
Il meccanismo è più ingegnoso e viene chiamato sistema ad amaca: le pliche peritoneali che circondano i visceri, per sostenere gli organi (mesi, epiploon e legamenti), non solo formano un’amaca, ma una molteplicità di piccole amache in modo tale che ogni organo sia così solidamente attaccato a quelli vicini e alle diverse pareti.
La struttura ad amaca sostiene la statica del viscere permettendogli delle variazioni di volume, di peso e di spostamento, questo grazie all’organizzazione anatomica e alla continuità tissutale del peritoneo.
Una considerazione deve essere fatta per quanto riguarda le tensioni interne del peritoneo ovvero gli aumenti delle pressioni intra-addominale come la gravidanza, gonfiore addominale , tensioni intestinali, ecc.
Ogni volta che la struttura connettiva del peritoneo o di un legamento subisce tensioni sostenute, si registrano contratture riflesse a livello delle pareti muscolari, che indurranno, a breve, un indebolimento della parete, soprattutto ai livelli di minore resistenza come il canale inguinale, l’ombelico e l’anello femorale. Le pressioni interne intra-addominali sono spinte a fuggire dagli orifizi che causeranno l’inizio di un’ernia (inguinale, ombelicale, femorale, iatale).
Conduzione
Il peritoneo “conduce”, “orienta”, “porta”, “protegge” i sistemi nervoso, vascolare e linfatico. Questo avvolgimento connettivo assicura la buona conduzione, la buona protezione dei circuiti vascolari e neurologici nella cavità addominale. Ogni blocco, ogni aderenza, ogni compressione provocherà, all’occorrenza, dolori neurogeni, disturbi della vascolarizzazione e, per vie riflesse, contratture muscolari seguite da modificazioni della statica e dei movimenti.
Scivolamento
La superficie del peritoneo, per assicurare una possibilità di movimento, è inumidita da siero: i visceri possono così scivolare gli uni in confronto degli altri e disporre di una relativa capacità di mobilità e di spostamento viscerale.
Ammortizzamento
Per evitare lo “sballottamento” degli organi all’interno della cavità addominale, il peritoneo, adotterà un comportamento viscoelastico che permette di ammortizzare le contrazioni ripetitive, i rimbalzi nei casi di saltella mento, di jogging, di step o nei traumi più importanti. Sono gli adipociti del peritoneo che hanno il compito di ammortizzare gli shock e di resistere alle compressioni.
Inoltre bisogna rimarcare l’importanza del sacco peritoneale che assicura una sorta di “cassone idraulico” sul quale si appoggia il centro frenico del diaframma: tale appoggio si dimostra indispensabile per la funzione statica. Quindi la statica del nostro corpo dipende dall’organizzazione viscerale.
Proprietà emodinamiche
Il peritoneo assicura il drenaggio di differenti liquidi della cavità addominale; tale funzione spiega il fatto che i principali tronchi artero-venosi sono situati tra i foglietti del peritoneo. Il peritoneo assicura il riassorbimento dei liquidi intraperitoneali con un movimento a pompa refluente.
Proprietà protettive
Il peritoneo contiene vari tipi di cellule come: mastociti, macrociti, leucociti che assicurano le difese dell’organismo nei confronti degli agenti patogeni. La sostanza fondamentale del peritoneo ha effetto sulle infezioni. I fibroblasti del peritoneo influenzano l’infiammazione e la cicatrizzazione.
Proprietà di scambio
Il peritoneo, come ogni tessuto, può subire delle aggressioni, delle tensioni che possono scatenare alterazioni tissutali. Le aggressioni e le tensioni sono di varie origini e possono provenire:
- da infiammazioni, da infezioni che possono lasciare zone di aderenze cicatriziali,
- da shock violenti, traumi,
- aderenze di cicatrici post operatorie,
- da shock compressivi e ripetitivi,
- da tensioni psicologiche.
Vorrei fare un appunto sul fattore psicologico,riportando la mia esperienza clinica sui pazienti che presentano disturbi psicosomatici. Gli stress psicologici, le tensioni emotive hanno un’influenza non trascurabile sul tono di base che si trasmette anche a livello viscerale come tensioni tissutali interne(addome molto duro e teso e diaframma in blocco).
Conclusioni
Il peritoneo parietale ha rapporti anatomici diretti con la parete superiore,anteriore, inferiore della cavità addominale e con le strutture muscolo scheletriche.
Il peritoneo parietale non è solo in contatto con le pareti muscolo-scheletriche, ma abbiamo visto che attraverso i mesi, legamenti ed epiploon(pliche peritoneali) ha una continuità tissutale che penetra profondamente tra i vari organi della cavità addominale, con funzione ammortizzante, protettiva, emodinamica e di sospensione.
Il peritoneo parietale è innervato dalle neurofibre somatiche dei nervi spinali (nervi frenici cervicali, intercostali, e plesso lombare) quindi le eventuali informazioni nocicettive (dolore) dal peritoneo, scatenano la contrattura riflessa dei muscoli che sono innervati dalla stessa “fettina” di midollo spinale.
Ad esempio uno stimolo doloroso del peritoneo diaframmatico (stomaco o fegato) provoca dolori a livello delle spalle e degli ultimi spazi intercostali.
Sembra evidente che un’infiammazione di un viscere,un’aderenza di un organo a seguito di una chirurgia, una tensione tissutale(cicatrice) ,un fattore psicologico stressante, si trasmette a livello delle pareti addominali, scatenando una modificazione del tono e della statica.
Dato che il contenente muscolo-scheletrico e il contenuto viscerale sono interdipendenti, il buon funzionamento delle catene muscolari richiede di non essere ostacolato dalle tensioni interne.
L’osteopatia viscerale apporta benefici per una vasta gamma di disturbi e patologie:
- aiuta a contrastare gli effetti negativi dello stress,
- ad incrementare la mobilità del sistema muscolo-scheletrico tramite le connessioni del tessuto connettivo (fascia), influendo sul metabolismo in generale
- aiuta la sintomatologia del reflusso gastroesofageo che si presenta spesso con la pirosi, un bruciante dolore localizzato dietro lo sterno, il rigurgito, il dolore alla bocca dello stomaco, singhiozzo e tosse ricorrente, sino alle cefalee
- migliora la circolazione generale ed il ritorno linfatico.
Esercizi per i muscoli diaframma e psoas
I muscoli diaframma e psoas iliaci sono a diretto contatto con i visceri ed in generale tutto l’apparato digerente.
Questa serie di esercizi può essere utile:
- nei casi di blocco del diaframma in inspirazione ,agendo quindi come massaggio viscerale e ripristino dei giusti equilibri gastro-esofagei (reflusso, gastriti),
- nei casi di psoas “corti e contratti” dovute a posizioni prolungate in flessione d’anca (seduti alla scrivania) o situazioni viscerali tensive infiammatorie a carico del colon (colite, colon irritabile).
Ciao, sono Simonetta Alibrandi , Osteopata ,Posturologa e personal trainer, responsabile del sito. Scopri chi sono..


