Bacino fuori asse e scoliosi: postura e significato delle asimmetrie

bacino fuori asse e scoliosi

Un bacino fuori asse, un’anca più alta dell’altra significa avere la scoliosi? Non necessariamente.

È una situazione che può essere osservata abbastanza frequentemente: una spalla sembra più alta, un’anca appare diversa dall’altra, il bacino sembra inclinato e la persona ha l’impressione di essere “storta”.

Ma cosa significa realmente quando si parla di “bacino fuori asse”?

E soprattutto: un bacino asimmetrico è necessariamente collegato alla scoliosi?

La risposta è no.

L’asimmetria del bacino può dipendere da numerosi fattori e deve essere interpretata all’interno dell’intera organizzazione posturale. Per comprendere il rapporto tra bacino e scoliosi è quindi utile partire dall’anatomia.

Il bacino: una struttura anatomica in relazione con la colonna

bacino articolazioni sacroiliache postura e scoliosi

Il bacino costituisce il collegamento anatomico e biomeccanico tra il tronco e gli arti inferiori.

È formato principalmente dalle due ossa dell’anca, ciascuna costituita dalla fusione di ileo, ischio e pube, che anteriormente si incontrano a livello della sinfisi pubica e posteriormente si articolano con il sacro attraverso le articolazioni sacro-iliache.

Il sacro, a sua volta, rappresenta la porzione terminale della colonna vertebrale e si trova alla base del rachide lombare.

Questa posizione anatomica spiega perché il bacino non possa essere considerato una struttura indipendente dalla colonna: nella scoliosi potremmo trovare il bacino fuori asse.

Colonna vertebrale, sacro, bacino e arti inferiori costituiscono una catena funzionale continua.

bacino e le sue articolazioni come può cambiare nella scoliosi

Una variazione della posizione di un segmento può essere accompagnata da adattamenti negli altri segmenti, soprattutto quando il corpo cerca di mantenere l’equilibrio globale e l’orientamento del capo e dello sguardo.

Cosa significa davvero “bacino fuori asse”?

“Bacino fuori asse” è un’espressione molto utilizzata nel linguaggio comune e nel linguaggio posturale, ma non identifica di per sé una diagnosi anatomica precisa. Non significa, quindi, necessariamente che il bacino sia “spostato” o “storto” in senso strutturale.

Quando si parla di bacino fuori asse, si può fare riferimento semplicemente alla presenza di un’asimmetria osservabile nella posizione del bacino rispetto al resto del corpo.

Per esempio, si può osservare:

  • una cresta iliaca apparentemente più alta rispetto all’altra;
  • un’emibacino che sembra trovarsi in una posizione diversa rispetto al controlaterale;
  • una diversa inclinazione o orientamento del bacino;
  • una rotazione del bacino;
  • una diversa relazione tra bacino, anche e arti inferiori;
  • una modificazione dell’assetto del bacino associata ad altre compensazioni lungo la catena cinetica.

Ma attenzione: ciò che osserviamo non coincide necessariamente con la causa dell’asimmetria.

Il bacino, infatti, non è una struttura isolata.

La sua posizione è il risultato della relazione dinamica tra:

  • colonna vertebrale,
  • articolazioni delle anche,
  • arti inferiori,
  • piedi
  • sistema muscolare.

Anche il modo in cui una persona sta in piedi, cammina o distribuisce il proprio peso può modificare l’aspetto dell’assetto pelvico.

Alcuni esempi

Immaginiamo una persona in posizione eretta nella quale una cresta iliaca appare più alta dell’altra.

Questa osservazione, da sola, non ci dice ancora perché.

La differenza può essere influenzata, ad esempio, dalla posizione degli arti inferiori: una diversa relazione tra i due arti può modificare l’altezza apparente del bacino. Anche l’orientamento delle anche può contribuire a creare un aspetto asimmetrico.

In altri casi, però, può esistere una vera differenza di lunghezza degli arti inferiori, cioè una dismetria anatomica.

bacino fuori asse da dismetria degli arti inferiori

Un esempio può essere rappresentato da una persona che, durante l’età evolutiva, abbia subito una frattura della tibia o del femore che abbia determinato un’alterazione della crescita o della lunghezza finale dell’osso. Se un arto rimane effettivamente più corto dell’altro, il bacino può assumere un’inclinazione compensatoria per adattarsi alla differenza di lunghezza.

In una situazione di questo tipo, quindi, non stiamo semplicemente osservando un “bacino storto”: l’asimmetria del bacino può essere la conseguenza di una reale differenza strutturale tra i due arti inferiori.

È importante, tuttavia, distinguere una vera dismetria anatomica da una dismetria apparente o funzionale. In quest’ultimo caso, la diversa altezza del bacino può dipendere dall’organizzazione del corpo, dalla posizione delle articolazioni, dall’appoggio degli arti inferiori o da altri adattamenti posturali, senza che esista necessariamente una differenza reale nella lunghezza delle ossa.

effetto dell'appoggio podalico sulla postura

Pensiamo all’appoggio dei piedi. Se una persona distribuisce il peso in modo diverso tra i due arti o presenta un particolare adattamento dell’appoggio plantare, l’intera catena dell’arto inferiore può assumere un’organizzazione differente e questo può riflettersi anche sull’assetto del bacino.

appoggio del piede e postura

Pensiamo poi a una persona che tende abitualmente a caricare maggiormente un arto. Nel momento in cui la osserviamo in piedi, potremmo vedere un bacino apparentemente inclinato o una diversa posizione delle anche. Ma quella che vediamo è la configurazione del corpo in quel determinato momento, non necessariamente una deformazione permanente.

bacino storto e postura

Lo stesso principio vale quando l’asimmetria del bacino viene osservata insieme a una deviazione della colonna. In questo caso è importante capire se l’asimmetria pelvica rappresenti un adattamento posturale, un elemento associato alla curva oppure una situazione indipendente. Non è corretto stabilire automaticamente un rapporto di causa-effetto semplicemente osservando che il bacino è asimmetrico.

Il ruolo della posizione del corpo

Quindi l’ aspetto fondamentale è che l’assetto del bacino deve essere valutato nel contesto della posizione globale del corpo.

Una persona può apparire diversa quando è:

  • semplicemente in piedi;
  • rilassata oppure mentre cerca volontariamente di “mettersi dritta”;
  • con il peso distribuito sui due piedi oppure prevalentemente su un arto;
  • durante il movimento;
  • in una posizione che modifica temporaneamente l’organizzazione della colonna e degli arti inferiori.

Per questo motivo, vedere un’anca più alta o un bacino apparentemente ruotato non permette, da solo, di stabilire quale sia la causa dell’asimmetria.

È necessario osservare il corpo nel suo insieme e, soprattutto, distinguere una semplice asimmetria posturale o funzionale da una vera alterazione strutturale.

Ed è proprio questa distinzione che diventa particolarmente importante quando si parla di scoliosi.

Per questo motivo, vedere un’anca più alta non permette di stabilire da sola quale sia la causa dell’asimmetria.

Il rapporto tra bacino e colonna vertebrale

colonna vertebrale in toto anatomia

La colonna vertebrale non è una struttura perfettamente rettilinea.

Sul piano sagittale presenta fisiologicamente curve caratteristiche:

  • lordosi cervicale,
  • cifosi toracica e
  • lordosi lombare.

Il bacino contribuisce all’organizzazione di questo sistema attraverso la posizione del sacro e l’orientamento del rachide lombare.

Un cambiamento dell’inclinazione pelvica (bacino fuori asse), può quindi essere accompagnato da modificazioni dell’assetto lombare e, attraverso una serie di adattamenti, dell’intera organizzazione posturale.

Questo è uno dei motivi per cui, durante una valutazione posturale, non è sufficiente osservare esclusivamente il punto in cui la persona riferisce dolore o l’elemento che appare più evidente.

Il corpo deve essere osservato come un sistema biomeccanico integrato.

Ma allora il bacino fuori asse asimmetrico può causare la scoliosi?

Qui è importante fare una distinzione.

Una asimmetria funzionale o posturale del bacino, il bacino fuori asse, non deve essere automaticamente interpretata come causa di una scoliosi strutturale.

Allo stesso modo, una persona con scoliosi può presentare un’alterazione dell’equilibrio del bacino come parte dell’organizzazione complessiva della postura.

colonna vertebrale normale e colonna vertebrale con scoliosi

Il rapporto, quindi, non è necessariamente lineare:

bacino asimmetrico → scoliosi

ma può essere molto più complesso.

La postura è il risultato dell’interazione tra sistema muscolo-scheletrico, controllo neuromotorio, equilibrio, informazioni propriocettive e rapporto con la gravità.

Postura corretta bacino spalle colonna vertebrale ginocchia piedi

Atteggiamento scoliotico e paramorfismo

Quando osserviamo una deviazione laterale della colonna è importante distinguere una modificazione funzionale e potenzialmente reversibile da una deformità strutturale.

Atteggiamento scoliotico e scoliosi strutturata verifica con il test di Adams

Nella terminologia tradizionale utilizzata in ambito posturale italiano si parla spesso di paramorfismo per indicare un’alterazione dell’atteggiamento o della postura che non presenta necessariamente una modificazione strutturale permanente dell’apparato scheletrico.

L’atteggiamento scoliotico può rientrare in questo concetto.

La colonna può assumere un atteggiamento laterale asimmetrico in relazione, per esempio, alla posizione del bacino che risulta fuori asse, degli arti inferiori o ad altri adattamenti posturali.

Una curva funzionale può modificarsi quando cambia la condizione che la determina. Per esempio, una curva apparente può ridursi modificando la posizione degli arti inferiori o correggendo un determinato adattamento posturale.

Questo è concettualmente diverso dalla scoliosi strutturale.

Scoliosi strutturale e dismorfismo

Scoliosi strutturata rotoscoliosi con bacino fuori asse

Nella terminologia tradizionale italiana, il termine dismorfismo viene utilizzato per indicare una modificazione strutturale dell’apparato scheletrico.

La scoliosi strutturale non è quindi semplicemente un atteggiamento della colonna con il cosiddetto bacino fuori asse.

Presenta modificazioni proprie della struttura vertebrale e coinvolge la colonna su più piani dello spazio.

È importante sottolineare che oggi, nella letteratura scientifica internazionale, è più frequente parlare di curve funzionali/non strutturali e di scoliosi strutturale. I termini paramorfismo e dismorfismo appartengono soprattutto alla tradizione della valutazione posturale e ortopedica italiana.

La distinzione, però, rimane utile dal punto di vista divulgativo per comprendere la differenza tra un atteggiamento posturale e una deformità strutturale.

La scoliosi non è semplicemente una “colonna storta”con bacino fuori asse

Per comprendere questa differenza è fondamentale introdurre un concetto anatomico: la scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna vertebrale.

Questo significa che la deformità non riguarda soltanto il piano frontale.

Possiamo considerare:

  • piano frontale: deviazione laterale della colonna;
  • piano sagittale: modificazione delle normali curve fisiologiche;
  • piano trasverso o assiale: rotazione delle vertebre.

La componente rotazionale è particolarmente importante per comprendere ciò che possiamo osservare sul corpo.

La scoliosi, quindi, non può essere rappresentata semplicemente come una linea curva vista posteriormente con il bacino fuori asse deviato lateralmente.

Scoliosi strutturata o rotoscoliosi e immagine del soggetto e radiografia , bacino fuori asse

È una modificazione dell’organizzazione tridimensionale della colonna.

La componente rotazionale della scoliosi

tipi di scoliosi con possibile bacino fuori asse

Quando una vertebra devia lateralmente nell’ambito di una scoliosi strutturale, può associarsi una rotazione attorno al proprio asse.

Questa rotazione modifica progressivamente i rapporti anatomici tra vertebre, coste e strutture del tronco.

Nelle scoliosi toraciche, per esempio, la rotazione vertebrale può determinare una maggiore prominenza posteriore delle coste da un lato.

È proprio questo fenomeno che aiuta a spiegare uno dei segni clinici più caratteristici della scoliosi: il gibbo.

Che cos’è il gibbo?

presenza del gibbo costale in una rotoscoliosi
gibbo costale

Il termine “gibbo” viene comunemente utilizzato per descrivere una prominenza del dorso, generalmente più evidente da un lato, che può diventare particolarmente visibile durante la flessione anteriore del tronco.

Non si tratta semplicemente di una “schiena più curva”.

La prominenza è collegata alla rotazione della colonna e, nelle curve toraciche, alla conseguente modificazione della posizione delle coste.

Quando le vertebre ruotano, anche le coste articolate con le vertebre toraciche modificano il loro orientamento.

Questo può determinare una maggiore prominenza posteriore di un emitorace.

Nelle curve lombari, invece, l’asimmetria può manifestarsi maggiormente come una prominenza della regione lombare o del fianco.

Il gibbo rappresenta quindi un elemento particolarmente interessante perché permette di osservare indirettamente la componente rotazionale della deformità.

Perché il gibbo diventa evidente nel test di Adams?

test di Adams che evidenzia il gibbo costale nella rotoscoliosi
test di Adams rotoscoliosi

Il test di Adams, o test di flessione anteriore del tronco, consiste nell’osservare il dorso mentre la persona si inclina in avanti.

In posizione eretta alcune asimmetrie possono essere poco evidenti.

Durante la flessione, invece, la componente rotazionale della deformità può rendere più evidente la prominenza di un emitorace o della regione lombare.

Questo è il motivo per cui il test di Adams non cerca soltanto una deviazione laterale della colonna, ma permette di osservare indirettamente anche la sua componente rotazionale.

Una prominenza costale o lombare durante il test rappresenta quindi un segno clinico che può far sospettare una scoliosi strutturale, ma non costituisce da sola una diagnosi definitiva.

Il test è infatti uno strumento di osservazione e screening e deve essere interpretato all’interno di una valutazione clinica più ampia.

Il gibbo è sempre proporzionale alla curva scoliotica?

Non necessariamente.

La quantità di prominenza osservabile sul dorso non è sempre direttamente proporzionale all’ampiezza della curva laterale della colonna.

Questo perché curvatura laterale e rotazione vertebrale sono componenti correlate ma non identiche della deformità.

Una persona può quindi avere una curva radiografica importante senza una prominenza esterna particolarmente evidente, oppure presentare una componente rotazionale significativa che produce un’asimmetria del tronco relativamente marcata.

Questo è un altro motivo per cui non è corretto valutare una scoliosi sulla base di un solo segno osservabile.

Ricapitolando..quali strutture possono contribuire all’aspetto posturale?

Quando osserviamo un bacino apparentemente asimmetrico, è utile considerare diversi livelli anatomici.

Piedi e articolazioni dell’arto inferiore

L’appoggio plantare e il comportamento del piede possono influenzare l’organizzazione degli arti inferiori e contribuire alla catena cinetica ascendente.

Ginocchia

Varismo, valgismo e differenti modalità di carico possono modificare il rapporto tra piede, ginocchio e anca.

Anche

L’articolazione coxo-femorale collega l’arto inferiore al bacino. Mobilità articolare, posizione dell’anca e controllo neuromuscolare partecipano all’organizzazione del bacino.

Bacino e articolazioni sacro-iliache

Il bacino costituisce l’interfaccia tra gli arti inferiori e la colonna.

Le articolazioni sacro-iliache collegano le ossa iliache al sacro e partecipano alla trasmissione dei carichi tra tronco e arti inferiori.

Rachide lombare e toracico

Le modificazioni dell’assetto del bacino possono essere accompagnate da adattamenti della colonna, mentre una deformità strutturale della colonna può a sua volta modificare l’equilibrio del tronco e del bacino.

Questo non significa che esista sempre una singola “causa” localizzabile in una di queste strutture.

Significa che l’osservazione deve seguire la continuità anatomica e funzionale del sistema.

Quali segnali possono far sospettare una scoliosi?

Alcuni segni possono attirare l’attenzione, soprattutto durante l’età evolutiva:

  • una spalla più alta dell’altra;
  • una scapola più prominente;
  • una diversa altezza delle creste iliache;
  • un’asimmetria dei triangoli della taglia;
  • una diversa conformazione dei profili del tronco;
  • una prominenza costale o lombare durante la flessione in avanti;
  • una postura apparentemente inclinata o asimmetrica.

Questi segnali non significano automaticamente che sia presente una scoliosi.

Sono elementi che possono suggerire l’opportunità di una valutazione più approfondita.

Perché è particolarmente importante durante la crescita?

La scoliosi idiopatica adolescenziale rappresenta una delle forme più comuni di scoliosi e si manifesta prevalentemente durante gli anni della crescita.

È proprio durante questa fase che genitori, insegnanti, allenatori e professionisti che lavorano con bambini e adolescenti possono notare per primi alcune asimmetrie.

Questo non significa che ogni asimmetria debba essere motivo di preoccupazione.

Il corpo umano non è perfettamente simmetrico.

Significa piuttosto imparare a riconoscere quando un cambiamento posturale appare persistente, progressivo o associato ad altri segni che meritano un approfondimento.

Come viene valutata una possibile scoliosi?

La valutazione può iniziare dall’osservazione della postura e dall’esame clinico.

Il test di Adams permette di osservare il comportamento del tronco durante la flessione anteriore e di evidenziare eventuali prominenze costali o lombari.

test di Adams valutazione della scoliosi
misurazione scoliometro su colonna con test di Adams
scoliometro

In alcuni casi può essere utilizzato uno scoliometro, che consente di misurare la rotazione del tronco e può aiutare a stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti.

angolo di Cobb

Quando è necessario confermare e quantificare una curva scoliotica, la valutazione radiografica consente di misurare l’angolo di Cobb, utilizzato per quantificare la curvatura della colonna sul piano radiografico.

È quindi fondamentale distinguere tra:

osservazione posturale → sospetto clinico → eventuale approfondimento diagnostico.

angolo di Cobb misurato su radiografia

Una valutazione posturale non equivale a una diagnosi radiografica di scoliosi.

Qual è il ruolo dell’osteopata?

valutazione posturale Osteopatica su paziente con scoliosi

La valutazione osteopatica può inserirsi nell’osservazione globale della persona, prendendo in considerazione i rapporti tra colonna, bacino, articolazioni degli arti inferiori, mobilità articolare e comportamento posturale.

L’obiettivo è comprendere come il corpo organizza il movimento, l’equilibrio e gli adattamenti posturali, individuando eventuali limitazioni funzionali che possono essere considerate all’interno del quadro complessivo.

È però importante mantenere una distinzione precisa.

L’osteopatia non dovrebbe essere presentata come un metodo per “raddrizzare” una scoliosi strutturale.

Quando esiste il sospetto di una scoliosi, soprattutto in un bambino o adolescente, è importante che la situazione venga correttamente inquadrata e, quando necessario, approfondita attraverso le figure sanitarie competenti.

L’approccio osteopatico può quindi inserirsi, quando appropriato, nella gestione globale della persona, senza sostituire la diagnosi e il percorso specialistico.

In conclusione

Un bacino fuori asse non significa necessariamente scoliosi.

Un’anca più alta, una spalla asimmetrica o una postura apparentemente inclinata possono avere diverse spiegazioni e non sono sufficienti, da sole, per formulare una diagnosi.

È importante distinguere tra paramorfismo e atteggiamento scoliotico, nei quali l’asimmetria può avere una componente funzionale, e dismorfismo e scoliosi strutturale, nei quali sono presenti modificazioni strutturali della colonna.

Nella scoliosi la componente laterale della curva si associa alla rotazione vertebrale, che contribuisce alle asimmetrie del tronco e può rendere evidente il gibbo durante il test di Adams.

Per questo la scoliosi non deve essere considerata semplicemente come una “colonna storta”, ma come una deformità tridimensionale della colonna vertebrale.

Imparare a osservare il corpo nel suo insieme permette di comprendere meglio quando ci troviamo di fronte a una semplice asimmetria posturale e quando, invece, è opportuno approfondire.

Nel prossimo articolo parleremo proprio dei principali segnali che possono far sospettare una scoliosi e di cosa osservare concretamente nella postura, soprattutto durante la crescita.

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