Artrosi dell’anca e osteopatia: un’analisi sui muscoli stabilizzatori e i visceri

simonetta alibrandi osteopata posturologo personal trainer Artrosi dellanca o Coxartrosi

L’artrosi dell’anca è una patologia degenerativa dell’articolazione dell’anca provocata da una progressiva alterazione della cartilagine articolare e caratterizzata da dolore, anche intenso, che coinvolge l’inguine e a volte anche il gluteo, la coscia e il ginocchio.

Come già approfondito in un mio articolo precedente (https://osteopataaroma.com/artrosi-dell-anca-coxartrosi-quali-sono-i-sintomi-e-quali-le-cure/), l’articolazione dell’anca è di fondamentale importanza per l’equilibrio in stazione bipede. Presenta una serie di muscoli vicini, i cosiddetti muscoli pelvi-trocanterici e alcuni più lontani dall’articolazione coxo-femorale ed ha connessioni con alcuni visceri.

Quando però l’ingegnosità funzionale dell’anca viene “tradita”, le condizioni della coxartrosi a più o meno lungo termine, si sono già instaurate.

In caso di coxartrosi allo stadio iniziale, i muscoli periarticolari aumentano la loro tonicità per limitare la mobilità del femore e dell’osso iliaco.

Artrosi dell’anca primaria o secondaria?

L’artrosi dell’anca può essere:

  • primaria o idiopatica (meccanica) per questioni degenerative legate alle articolazioni e all’età;
  • secondaria, quando legata ad un’anca malformata (displasica), ad esiti di traumi, di fratture (es. al collo del femore) che predispongono all’artrosi precoce, ad una patologia reumatica (es. artrite reumatoide) oppure l’esito di una necrosi della testa del femore”.

Cause di artrosi dell’anca

L’artrosi dell’anca di origine meccanica, ovvero degenerativa, colpisce i soggetti a partire dai 40-45 anni, in particolare uomini ex sportivi particolarmente forti e “legati”. E questi sono ex sportivi che hanno curato strategie di rafforzamento muscolare e potenziamento delle guaine muscolari durante la loro sportiva agonistica. Ma alla fine della loro carriera, questa potenza muscolare si trasforma in una fonte di tensioni e di compressioni articolari, in particolare a livello delle anche delle ginocchia dove si instaurano, logicamente, coxartrosi e gonartrosi.

Tipi di artrosi dell’anca

radiografia dell'anca coxartrosi

L’analisi dei muscoli del bacino permette di decifrare le varie artrosi di anca (coxartrosi) di origine meccaniche: il peso non può essere incriminato come fattore decisivo nella genesi della coxartrosi.

Esistono quattro tipi di coxartrosi:

  • polare superiore in caso di ipertono dell’ileopsoas
  • polare inferiore in caso di ipertono degli otturatori
  • protrusiva in caso di ipertono dell’ileopsoas e degli otturatori associati
  • espulsiva nella quale una serie di problematiche inducono l’inibizione dell’attività di retropulsione dell’ileopsoas sull’anca.

Sintomi dell’artrosi d’anca

sintomi artrosi anca o coxartrosi

Il sintomo principale della coxartrosi è il dolore durante il movimento, che si placa a riposo.

Nelle prime fasi è avvertito principalmente all’altezza dell’inguine e si irradia fino alla zona anteriore e interna della coscia, raggiungendo in alcuni casi il ginocchio.

È presente solo durante la fase di carico, diventando sempre più persistente nelle fasi avanzate e manifestandosi anche di notte e a riposo.

Altri sintomi riscontrati sono:

  • mal di schiena, spesso confuso con semplice sciatalgia;
  • difficoltà nella deambulazione;
  • instabilità (sensazione che la gamba stia cedendo).

Possiamo dire che in caso di coxartrosi allo stadio iniziale, i muscoli periarticolari intorno all’anca aumentano la loro tonicità per limitare la mobilità del femore e dell’osso iliaco. Tutti questi muscoli che analizzeremo nel dettaglio nei prossimi capitoli, per questo motivo, sovraprogrammano le loro tensioni. Le inserzioni di questi muscoli diventano dei punti di relativa fissità.

L’aumento delle contrazioni costanti spiega i dolori denominati “proiettati” a livello della zampa d’oca (ginocchio interno).

Fisiologia dei muscoli del bacino

Per capire meglio cosa succede ai muscoli dell’anca per generare un’artrosi dobbiamo analizzare la loro anatomia e soprattutto la fisiologia di alcuni muscoli importantissimi per la stabilità dell’anca.

Passerò in rassegna i principali muscoli che agiscono sull’articolazione dell’anca o coxo-femorale.

Muscolo ileopsoas

anatomia muscolo ileopsoas

Il muscolo ileopsoas è formato da due fasci distinti che si riuniscono in un’unica inserzione: suddividiamo il muscolo psoas e il muscolo iliaco.
L’origine del muscolo psoas è sulla 12ª toracica a scendere fino al sacro, passando sulla faccia laterale dei corpi vertebrali delle lombari, sui dischi intervertebrali, sulle apofisi trasverse delle vertebre lombari. L’arcata dello psoas unisce le prime due vertebre lombari L1-L2, e mette in comunicazione lo psoas al diaframma.

Il percorso muscolare si dirige in basso, si piega gomito nella faccia anteriore dell’articolazione coxo-femorale, passando anteriormente alla testa femorale dove si intercala tra i due una borsa sierosa.

muscolo ileopsoas
Screenshot

La terminazione avviene sul piccolo trocantere del femore.
L’origine del muscolo iliaco è nella fossa iliaca e sulla parte laterale dell’ala del sacro.

Il percorso, parallelo allo psoas, si dirige in basso in avanti prolungandosi con lo stesso tendine: a livello dell’articolazione coxo-femorale questo tendine comune si inserisce sul piccolo trocantere.

Muscolo ileopsoas

Funzioni dell’ileopsoas e artrosi dell’anca

La forma di questo muscolo è a ventaglio: quindi le inserzioni superiori sono sparse a ventaglio sulla lombare e le inserzioni inferiori sono concentrate sull’anca.

La funzione principale di questo muscolo si può dedurre che sia quella di concentrare l’azione dinamica sul tendine terminale, cioè sull’anca e proteggere la colonna lombare dove si inserisce a ventaglio, “sparpagliando” le forze.

Ha un’azione di difesa dell’articolazione dell’anca (priorità di stabilità e mobilità) poiché si comporta, insieme agli altri muscoli periarticolari (m.otturatore interno, esterno, m. gemelli, m.quadrato del femore, m.adduttori), come un sistema di “legamenti attivi” che completano e supportano l’insieme capsulo-legamentoso della coxo-femorale, realizzando un’organizzazione tendineo-muscolare.
In condizioni fisiologiche, le funzioni principali dell’ileopsoas sono:

  • a livello dell’anca sono la sua flessione e adduzione
  • a livello della colonna lombare ha la funzione “cifotizzante”, determinando in queste ultime una “volta di botte” in sinergia con le catene di flessione del tronco che coinvolgono i muscoli retti dell’addome(retroversione del bacino e aumento del tono degli addominali)
  • azione di retropulsione sulla testa femorale e di rotazione interna della diafisi del femore

In condizioni non fisiologiche, soprattutto per problemi di artrosi dell’anca(coxartrosi), le funzioni dell’ileopsoas sono:

  • a livello dell’anca flessione, adduzione e rotazione interna (flexum dell’anca)
  • a livello della colonna lombare azione compensatoria “lordotizzante”, associata alla catena di estensione del tronco: l’ileopsoas tende in avanti e in basso la colonna lombare con concavità omolaterale e aumenta la tensione del muscolo quadrato dei lombi e del retto femorale del quadricipite anteriormente (lordosi lombare e anteriorità del bacino)
  • depressione lombo-sacrale a livello delle spinose delle vertebre (spinose “nascoste”)
  • la sovraprogrammazione dei muscoli peri-articolari (m.pelvitrocanterici), in una coxartrosi, si instaura per “frenare” la mobilità dell’anca all’interno di un perimetro non doloroso.
  • il compenso ha lo scopo di essere confortevole per l’anca e la sua contrattura secondaria genera un flexum dell’anca
  • più la coxartrosi evolve, e più la perdita di mobilità della coxo-femorale è compensata al momento della deambulazione dall’avanzamento dell’emibacino a partire dalla lordosi lombare.

Muscoli otturatori

muscoli otturatori pelvitrocanterici

I muscoli otturatori fanno parte dei muscoli pelvi trocanterici sono divisi in otturatore interno ed otturatore esterno.

La loro funzione principale è quella di:

  • flessori dell’anca
  • abduttori
  • rotatori esterni
muscoli pelvitrocanterici dell'anca

Ma quando si vede come sono disposti anatomicamente intorno all’anca, si percepisce che la loro azione non può indurre in maniera soddisfacente queste tre funzioni bensì avete piuttosto un’azione qualitativa di precisione che al servizio della stabilità articolare.

Muscolo otturatore interno

Il muscolo otturatore interno si inserisce sulla faccia interna dell’osso iliaco attorno al forame otturatorio e sulla membrana otturatoria. Si dirige posteriormente, circonda la piccola incisura ischiatica, da cui è separato da una borsa sierosa, ed in seguito si dirige all’esterno terminando sulla faccia interna del grande trocantere (fossa trocanterica sulla parte superiore del collo).

È importante dire che questo muscolo nelle sue funzioni di flessore, abduttore e rotatore esterno diventa efficiente quando collabora in coppia con l’ileopsoas. In particolare si potrebbe dire che agisce nelle sue funzioni come correttore parziale della rotazione interna e dell’adduzione indotte dall’ileopsoas.

È interessante notare che in uno studio Hodges et al. hanno evidenziato che l’otturatore interno è solitamente il primo muscolo ad attivarsi durante uno sforzo isometrico crescente per abdurre e ruotare esternamente l’anca. Questa attivazione precoce può riflettere l’importante ruolo del muscolo nel generare stabilità sull’articolazione poco prima dell’attivazione di altri muscoli pelvi trocanterici.

Inoltre il muscolo otturatore interno per il suo passaggio sulla piccola incisura ischiatica, da cui è separato da una borsa sierosa, agisce con una componente di retroversione del bacino, contrastando l’azione di antiversione dell’ileopsoas sull’anca. In questo modo le azioni dell’ileopsoas e dell’otturatore interno tendono ad equilibrarsi e l’osso iliaco è così stabilizzato sulla testa femorale. L’ala iliaca si trova “serrata” da due bracci formati con questi due muscoli.

Muscolo otturatore esterno

Il muscolo otturatore esterno si inserisce sulla circonferenza del forame otturatorio e sulla membrana otturatoria, nella faccia esterna: si dirige posteriormente passa sotto il collo femorale e termina con un tendine che si avvolge attorno al collo del femore, nella sua faccia posteriore fino ad arrivare sul grande trocantere.

Anche questo muscolo come suo fratello otturatore esterno è debolmente flessore, abduttori dell’anca e rotatore esterno, rafforzando queste funzioni in sinergia con l’ileopsoas.

Come detto in precedenza, anche l’otturatore esterno agevola il centraggio della testa femorale quando lavora in catena con lo psoas: alla retropulsione dello psoas sulla testa femorale, esso oppone un antipulsione, alla rotazione interna dello psoas oppone una rotazione esterna.

Inoltre sul piano sagittale l’otturatore esterno insieme all’ileopsoas, si uniscono nella flessione dell’anca aumentando ulteriormente la profondità della cavità cotiloide: sono dei “legamenti attivi” della coxo-femorale.

Funzioni degli otturatori e artrosi dell’anca

L’artrosi dell’anca non è forse determinata da uno squilibrio muscolare dei muscoli peri-trocanterici?

Abbiamo già visto l’importanza del muscolo ileopsoas come legamento attivo della coxo-femorale insieme agli altri due importanti muscoli quali otturatori interno ed esterno: il loro equilibrio fornisce un ruolo di legamento attivo e di centraggio della testa femorale assolto appunto dai tendini terminali di questi muscoli.

Si può dire che essi riunendosi nella funzione principale di movimento dell’anca ovvero la flessione, costituiscono il completamento della cavità acetabolare dell’anca, mentre per le altre funzioni sono antagonisti (rotatore interno e adduttore l’ileopsoas e rotatori esterni e abduttori gli otturatori).

Se sussiste uno squilibrio muscolare tra questi tre importanti muscoli si instaureranno le condizioni favorevoli per il processo degenerativo di artrosi.

Muscolo piriforme

Muscolo piriforme anatomia

Il muscolo piriforme origina dalla faccia anteriore del sacro (i primi quattro forami sacrali) e sul legamento sacro-tuberoso. Dirigendosi verso l’esterno e in avanti passa attraverso la grande insicura ischiatica e termina sulla faccia superiore del grande trocantere.

Funzioni del piriforme e artrosi dell’anca

È interessante fare alcune considerazioni sulla funzione del piriforme riguardo all’articolazione dell’anca in particolare a livello della sua inserzione distale.

Il muscolo piriforme è proposto classicamente come:

  • abduttore
  • rotatore esterno

ma esso assume altre funzioni più importante di stabilità:

  • a livello della testa femorale ha una funzione di mantenimento e rimessa in asse articolare quando il deltoide gluteo (grande gluteo e tensore della fascia lata e fascia lata) compie l’abduzione e tende a sollevare inizialmente la testa femorale
  • agisce come legamento attivo per il legamento anteriore di Bertin (fascio superiore) quando si effettuano i movimenti di estensione di anca opponendosi alla prosecuzione esagerata.
  • ha la funzione di armonizzare e sincronizzare i movimenti del sacro rispetto all’osso iliaco nella deambulazione assumendo cosi un ruolo di legamento attivo anche per l’articolazione sacro-iliaca.

Muscoli dell’anca e legamenti che danno la stabilità dell’articolazione

La funzione dei legamenti attivi dei muscoli dell’anca è fondamentale per la gestione propriocettiva dell’anca.

Sappiamo che il legamento di per sé non ha una componente attiva, ma può solo subire e distendersi quando le contrazioni lo sollecitano: in altre parole non può essere un elemento affidabile per assicurare la contenzione dell’articolazione dell’anca. Quindi il corpo ad ogni legamento dell’articolazione dell’anca ha corrisposto un elemento contrattile di difesa, ovvero i muscoli che nella loro parte terminale tendinea possiedono anch’essi una propriocettività altamente sensibilizzata.

Proprio per questo nei movimenti dell’anca che molto spesso sono ampi e rapidi, è preferibile che il “freno” articolare si attui con il tensionamento dei tendini terminali (contrazione di difesa) prima che la capsula e i legamenti siano sollecitati quantitativamente.

A livello dell’anca osserviamo questi legamenti ai quali corrispondono questi muscoli:

  • legamento anteriore ileo-femorale di Bertin fascio superiore associato al muscolo piriforme e piccolo gluteo
  • legamento anteriore ileo-femorale di Bertin fascio inferiore associato al muscolo ileopsoas
  • legamento anteriore pubo-femorale associato ai muscoli otturatore esterno e pettineo
  • legamento posteriore ischio-femorale associato al muscolo otturatore interno e ai gemelli
  • legamento intrarticolare della testa femorale (capitis femoris) o legamento rotondo agisce come un “guinzaglio ppropriocettivo” che concede un raggio di indipendenza alla testa femorale: questo è associato ai muscoli psoas e otturatore esterno che si avvolgono intorno alla testa femorale.

Pavimento pelvico e muscolo otturatore interno

Il muscolo otturatore interno abbiamo visto che è principalmente un rotatore esterno e un abduttore dell’anca che lavora in sinergia con il muscolo ileopsoas.
Ma è anche un muscolo del pavimento pelvico, con metà della pancia muscolare proprio accanto al muscolo elevatore dell’ano. Il muscolo fa anche parte del canale di Alcokc, che ospita il ramo perineale del nervo pudendo.

  • Piriforme
  • Otturatore interno
  • Otturatore esterno
  • Gemello superiore
  • Gemello inferiore 
  • Quadrato del femore

Però l’otturatore interno, fa parte del gruppo dei sei muscoli rotatori esterni brevi dell’anca, formato dai muscoli:

Le linee di forza di questi muscoli sono orientate principalmente sul piano orizzontale. Questo orientamento è ottimale per generare un momento di torsione di rotazione esterna, poiché la maggior parte della componente di forza di ciascun muscolo ha un’intersezione perpendicolare con l’asse verticale di rotazione.

Anche se l’otturatore interno fa parte del pavimento pelvico, non è innervato dal nervo pudendo come gli altri muscoli del pavimento pelvico. È innervato dal nervo omonimo otturatore interno, proveniente dai segmenti spinali L5 – S2.

Le disfunzioni del muscolo otturatore interno sono comuni nelle persone con disfunzione del pavimento pelvico. Il muscolo può diventare teso, debole e sviluppare punti di innesco.

Le disfunzioni possono portare:

  • dolore al coccige,
  • alle ossa sedute,
  • all’area del gluteo e
  • ovunque nella distribuzione del nervo pudendo.

Uno strato relativamente denso di tessuto connettivo ricopre e aderisce a una porzione della superficie intra-pelvica del muscolo otturatore interno, spesso descritto come “fascia del muscolo otturatore”. Questa fascia funge da inserzione al muscolo elevatore dell’ano, il principale muscolo del pavimento pelvico, che spesso con l’avanzare dell’età risulta indebolito e/o parzialmente fibrotizzato.

A causa di questa connessione anatomica diretta, alcuni trattamenti per la sindrome o disfunzione dolorosa del pavimento pelvico prevedono esercizi di rinforzo dell’otturatore interno.

Osteopatia visceri e coxartrosi

Tutti i muscoli appena menzionati nel quadro della coxartrosi sono strettamente uniti alle relazioni viscerali come se il “contenuto” addominale e pelvico ,generando problemi di tensioni centripete-centrifughe, influenzi il “contenente” di cui fanno parte le anche , il bacino, il sacro e la colonna lombare.

Quindi possiamo affermare che in qualche caso l’anca può essere influenzata da disfunzioni osteopatiche viscerali.

Per disfunzione viscerale si intende un particolare tipo di adattamento osteopatico che, invece di coinvolgere un’articolazione o un muscolo, coinvolge un viscere.

Anche i visceri infatti possono essere soggetti a restrizioni di mobilità, vale a dire possono muoversi in maniera limitata rispetto alle proprie possibilità.

Ricordiamo che la disfunzione osteopatica viscerale non è una patologia del viscere: il viscere è assolutamente sano, semplicemente si muove un pò meno.

Questo fa sì che le parti ad esso adiacenti si adattino di conseguenza.

Nel caso specifico dell’anca i visceri maggiormente coinvolti sono i visceri del piccolo bacino e il rene.

A livello del piccolo bacino soprattutto la vescica (utero nelle donne) ha un ruolo importante nelle dinamiche disfunzionali in quanto, attraverso i suoi legamenti (in particolare quelli anteriori), è in grado di provocare resrtrizioni sul quadro osseo circostante.

Il rene invece in qualche caso può aderire al muscolo grande psoas creando disagi funzionali allo stesso muscolo e quindi all’anca.

Relazioni tra colon e muscolo psoas

Trattamento manuale osteopatico e artrosi all’anca

L’osteopatia, attraverso tecniche manuali specifiche, riesce a prendersi cura delle disfunzioni di un distretto corporeo ripristinando al più presto l’equilibrio funzionale dell’articolazione.
Va aggiungo che questa disciplina vede e si prende cura dell’essere umano nella sua totalità, a partire dalla storia clinica personale fino a considerare tutti i diversi distretti del corpo come possibile concausa del problema che ha originato i sintomi.

Le persone che soffrono di artrosi all’anca possono quindi trovare un valido alleato nell’osteopata, con l’obiettivo di scongiurare l’intervento chirurgico.

Il trattamento manipolativo osteopatico permette infatti il recupero della mobilità dell’articolazione, la riduzione della sintomatologia dolorosa e un generale miglioramento rispetto all’atteggiamento posturale.

massaggio osteo-linfatico


L’osteopata, all’interno delle sedute terapeutiche, può agire su diversi settori a seconda dei dati raccolti sul paziente: per esempio qualche trauma pregresso (vedi una distorsione alla caviglia curata male) può essere predisponente rispetto all’insorgenza dell’artrosi.

In conseguenza di un approccio olistico la manipolazione non invasiva, potrà riguardare diverse zone a seconda della “sequenza meccanica” lungo la quale si dirama la disfunzionalità: è possibile intervenire cercando di normalizzare la situazione a partire dal piede, proseguendo verso il ginocchio per poi salire al bacino fino alla colonna vertebrale.

Non è da sottovalutare il fatto che un’artrosi all’anca può avere come concause delle tensioni viscerali a carico dell’addome.
In questi casi l’osteopata userà la tecnica della manipolazione viscerale al fine di agire sulle strutture fascialinervose viscerali (quindi non solo ossee) che in un modo o nell’altro entrano in relazione con l’articolazione problematica.

Nelle sedute osteopatiche a cui il paziente si sottopone vengono considerati e affrontati anche i problemi posturali con linee guida ed interventi mirati al recupero dell’equilibrio corporeo, tutto finalizzato a sgravare il problema principale dai suoi sintomi, evitando cosi di dover ricorrere all’uso di una protesi.

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Ciao, sono Simonetta Alibrandi , Osteopata , Posturologa e personal trainer, responsabile del sito. Scopri chi sono..